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Cosa fare dei rifiuti?

Abbiamo immaginato di dialogare con gli animali, le creature che l’ambiente non lo modificano, ma lo vivono e lo rispettano. Gli animali, troppo spesso, sono vittime inconsapevoli delle nostre scelte, orientate ai consumi o alla superficialità nei comportamenti. Proviamo ad ascoltarli, con orecchie tese e spirito attento: con loro condividiamo il nostro pianeta ed è per questo che abbiamo sentito forte il bisogno, anche se attraverso l’immaginazione, di coinvolgerli e di chiedere loro consigli.

Se hai voglia di mandarci i tuoi spunti di riflessione, scrivici a relazioni.esterne@teaspa.it

Consigli utili da 12 animali

Abbiamo incontrato cicale, formiche, scarabei, gatti, lombrichi, tartarughe, maiali, paguri, farfalle, uccelli, api e pesci. Tutti maestri dell’economia circolare, gentili e un po’ perplessi, ci hanno risposto in rima dando suggerimenti in tanti modi diversi e con il loro linguaggio, su come raccogliere, separare, riciclare i rifiuti.

Unico e comune è stato il messaggio di allerta sul futuro del pianeta: “Attenzione! I problemi si condividono e si risolvono insieme. Siamo tutti sulla stessa barca”. Mantova Ambiente ha accolto questo invito e condivide con tutti voi le sagge parole dei nostri coinquilini.

Maialex Sporcaccelli

  

Che buona la pizza,
sempre la divoro…

e il cartone va nella carta
nonostante il pomodoro!

Il cartone della pizza, anche se è un po’ sporco, va comunque conferito nella carta. 

​​In Italia riciclare carta e cartone è un’abitudine consolidata. Ogni anno si raccolgono così, in media, circa 53 chili di materiale per persona; la quasi totalità degli imballaggi di carta e cartone (il 94,8%, nel 2020) viene riciclata. Spesso però ci sono molti dubbi su come comportarsi col cartoccio di patatine o il cartone della pizza. Che fare se la carta è sporca? La domanda è più che legittima visto che molti Comuni non sono attrezzati per trattare questi imballaggi, quando sono sporchi. 

Il contenitore della pizza, se pulito e senza residui di cibo, va gettato nella carta come un normale cartone da imballaggio. Se invece è visibilmente sporco di olio, mozzarella o pomodoro, ci dice #Comieco come fare:

  • i resti di cibo vanno nella raccolta dell’umido;
  • il coperchio pulito (solitamente non intaccato dalla pizza) va strappato e conferito nel contenitore della carta;
  • la parte del contenitore imbrattata di cibo va compattata e inserita nel bidone indifferenziato (solo se il cartone è certificato compostabile può essere conferito nel contenitore dell’umido)
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Lombrenzo Terrabuona

 

Rami, sughero,
certa bioplastica…

non vanno nell’organico,
c’è chi il compost lo mastica!

È compostabile (e quindi va nell’organico) solo il cibo e ciò che riporta la dicitura ‘compostabile’. Il resto si differenzia caso per caso. 

Trasformare i rifiuti organici in concime naturale utilizzabile in agricoltura è un’operazione complessa, realizzata grazie all’alleanza tra uomo e microrganismi che demoliscono le lunghe molecole dei residui, tramutandole in elementi riutilizzabili dalle piante. La parola “biodegradabile” poi è fuorviante: vuol dire semplicemente che i materiali possono essere demoliti biologicamente, ma non specifica i tempi. Solo i materiali “compostabili” hanno tempi di abbattimento compatibili con quelli di produzione del concime.

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Cicarla Schitarrella

  

La cosa più grave
per un fannullone?

Che quando sei pigro
sei anche sprecone!

Un piccolo sforzo costante può ridurre la produzione di rifiuti e salvare il pianeta. 

La strategia europea sui rifiuti è spesso sintetizzata come “4R”: riduzione, riuso, riciclo e recupero. Tutte queste quattro attività combattono l’accumulo di rifiuti nell’ambiente, ma non hanno la stessa importanza. Il loro valore è infatti decrescente: il recupero energetico dei rifiuti, tipicamente con un termovalorizzatore, è considerato l’ultima spiaggia della lotta all’inquinamento degli scarti, mentre la riduzione dei rifiuti deve avere la priorità. Questo vuol dire che il miglior rifiuto è quello che non si crea e che la prevenzione deve guidare le scelte delle aziende, delle amministrazioni e dei cittadini quando fanno la spesa o acquistano nuovi beni.

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Marucello del Paradiso

 

Immagina stare
in un nido fetente...

è quel che succede
se sporchi l’ambiente! 

I rifiuti abbandonati, oltre ad essere sgradevoli, sono inquinanti e ostacolano il recupero. 

L’abbandono di rifiuti rovina il paesaggio e intossica l’ambiente. Il WWF calcola che lo smaltimento improprio di appena l’1% delle mascherine in circolazione – tipico rifiuto abbandonato del nostro presente – si traduce in oltre 10 milioni di articoli sparsi negli ecosistemi, con un peso compreso tra 30.000 e 40.000 kg.  Non si tratta di un calcolo teorico. La scienza sta evidenziando un pericoloso aumento di rifiuti plastici nell’oceano, il grande raccoglitore degli scarti prodotti sulla terraferma: oltre a deturpare le spiagge e il mare, questo inquinamento produce un’enorme quantità di detriti e particelle di plastica che entrano fisicamente nelle reti alimentari. Per disfarsi di un rifiuto c’è solo un metodo corretto: la raccolta differenziata.

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Àgatta Scatolina

“Dove lo butto?”

Ecco a che penso
immersa nella flemma:

contenitore o contenuto,
questo è il dilemma!
 

C’è plastica e plastica! Se è imballaggio va nella plastica, tutto il resto fa eccezione. Per questo consulta l’app “Dove lo butto?” 

Ci sono tanti tipi di plastiche e, quando si decide di gettarle via, non tutte vanno nella raccolta differenziata: quelle “bio” vanno nell'indifferenziato se hanno la dicitura “biodegradabile”, nell’organico se “compostabile”. Ma oltre alla questione del materiale, è essenziale riconoscere la funzione di ciò che si butta: si possono raccogliere infatti solo gli imballaggi (scatole, involucri, bottiglie, flaconi, vasi, vaschette e vassoi), che rappresentano il 94% dei rifiuti urbani. Quindi oggetti come penne, pennarelli, posate, guanti in lattice, scarpe, palloncini e giocattoli di plastica non possono essere differenziati. Piatti, bicchieri e grucce di plastica possono invece essere considerati imballaggi e quindi avviati al riciclo.

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Scaraberto Stercoretti

  

Di scarti su scarti
non ne avete abbastanza?

A me servirebbe
una bella vacanza…

La produzione di rifiuti è in costante aumento e le risorse a disposizione sono limitate. 

Ogni anno le città del mondo generano complessivamente 2 miliardi di tonnellate di rifiuti. Una massa colossale, destinata a crescere: la Banca Mondiale prevede che entro il 2050 si arriverà a 3,4 miliardi di tonnellate, più del doppio di quanto crescerà la popolazione nello stesso periodo. Se non avvieremo un’economia circolare i rifiuti saranno prodotti con pesanti impatti ambientali, a spese di risorse non rinnovabili come il petrolio (con cui si produce la plastica) o la bauxite (minerale da cui si origina l’alluminio). E non è scontato che anche le risorse rinnovabili come la carta, prodotta a partire dalla cellulosa degli alberi, riescano a sostenere il ritmo dell’attuale tendenza alla produzione di rifiuti.

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Federmica Cipensoio

 

I rifiuti non spariscono
nel nulla, è logico…

eh sì, li recupera
l’operatore ecologico!

I nostri professionisti ripuliscono i rifiuti dando nuova vita ai materiali. 

L’economia circolare basata sul riciclo e il recupero dei materiali non è una disciplina astratta, non ragiona su processi teorici con cui ridurre la produzione di rifiuti. È, invece, una pratica quotidiana che coinvolge persone lungo tutta la filiera. C’è chi progetta nuovi materiali a partire dagli scarti e chi sperimenta metodi e tecnologie per smontare gli oggetti che non servono più, così da rigenerarli o recuperarne le risorse. E naturalmente c’è l’indispensabile figura dell’operatore ecologico: senza di esso i rifiuti rimarrebbero dove sono stati prodotti e si fermerebbe l'immensa ruota dell’economia circolare.

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Martaruga Marini

 

Giuro, sembrava
una bella medusa…

e invece cos’è?
Sono proprio confusa!

Riduci l’uso di plastica e differenziala: più ne ricicli, meno ne finisce in mare. 

Viviamo in un pianeta blu. L’acqua ricopre l’80% del globo ed è indispensabile per la vita. Uno degli impatti più visibili sul mare è quello degli oggetti di plastica, un materiale che in acqua si degrada, si frammenta e penetra nella biosfera. La plastica è stata trovata in oltre il 60% di tutti gli uccelli marini e nel 100% delle specie di tartarughe marine. Poiché la crisi degli oceani deriva dal comportamento delle persone, solo le persone possono invertire la rotta: l’inquinamento, originato unicamente dallo scorretto smaltimento della plastica sulla terraferma, si può evitare semplicemente applicando a tutti i livelli le giuste regole di conferimento e facendo la raccolta differenziata.

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Pagurodolfo Riusanti

 

Certe cose puoi
riusarle ancora e ancora…

io ad esempio
mi riciclo la dimora!

La cultura dello spreco è dannosa e abbiamo molto da imparare dalle vecchie generazioni: farsi bastare, riparare, riciclare. 

La produzione di rifiuti è stata a lungo considerata come un’inevitabile conseguenza di un’economia che per crescere ha bisogno di produrre sempre nuovi beni. Ma non è sempre stato così: un tempo gli oggetti erano pensati per durare e magari essere tramandati nelle famiglie, di generazione in generazione. Questa è anche l'etica dall’economia circolare, che vuole donare una lunga vita agli oggetti aumentando la possibilità di recuperarli e di ripararli. Oppure creando occasioni di scambio, per far sì che le cose possano cambiare di mano, girando di casa in casa, andando dove servono di più, sempre vive, sempre utili.

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Farfanna Confondiera

  

È attento davvero
chi sa dubitare…

non sempre una cosa è
la cosa che appare!

Sporca di olio alimentare, plastificata, oleata, da forno… anche se è carta non si può riciclare: conferiscila nell’indifferenziato. 

Si fa presto a dire carta: si mimetizzano dietro questa parola molti oggetti che di carta propriamente non sono. La carta da forno, ad esempio, è ricca di gomma o altre sostanze che la fanno resistere alle alte temperature, ma non la rendono riciclabile (anche se qualcuna, speciale, può essere compostata). O quella oleata con cui si incartano – un’altra mimesi! – formaggi e salumi. O ancora gli scontrini, la carta-regalo, quella delle uova di Pasqua: sono tutte carte non riciclabili. Quella degli involucri delle bevande tipo tetrapack invece è diversa: nonostante di carta ve ne sia relativamente poca, possediamo le tecnologie per rimetterla in circolo.

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Lucciano Lindolago

 

A te piace l’aria
se è buona e pulita?

Per me è così l’acqua…
ci passo la vita!

L’olio alimentare usato è dannoso se versato nel lavandino. Va conferito al centro di raccolta nell’apposito contenitore, e sarà riciclato per nuovi usi. 

Per l’ambiente, l’olio presenta una doppia faccia. Da un lato è un potente inquinatore: versato nel lavandino intasa le tubature provocando danni alle fognature e affaticando il sistema di depurazione. Se arriva in un fiume, in un lago o nel mare, galleggia in superficie, bloccando gli scambi di ossigeno tra aria e acqua e soffocando così la vita acquatica. L’olio però possiede anche una faccia buona: portato in un centro di raccolta può essere riutilizzato per produrre sapone o energia verde, dato che brucia senza danneggiare il clima. Sarà un killer o un benefattore? Il finale della sua storia è in mano nostra.

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Apaola Semprallopera

 

Un poco ciascuno.
Io no, non mi arrendo.

Rendiamo il pianeta
un luogo stupendo!
 

Siamo tutti responsabili dell’ambiente. Diffondiamo valori e stili di vita sostenibili… e soprattutto mettiamoli in pratica. 

Nella casetta delle api tutte fanno il loro dovere. C’è chi produce uova, chi si occupa di nutrire le larve, chi porta il cibo, chi difende l’arnia, chi costruisce pareti di cera e chi le ripara. Tutte lavorano insieme: un’ape sola non raggiunge alcun risultato, mentre tutto è possibile in rete. Anche un proverbio burkinabé recita: quando le formiche si mettono d’accordo possono arrivare a spostare un elefante. La lezione deve valere anche per noi e per la nostra casa, la Terra. Fare la raccolta differenziata, usare energie verdi, evitare di spostarsi con mezzi inquinanti: farlo soli non risolve nulla, farlo tutti cambia tutto.

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